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mercoledì 6 marzo 2005
SOGEMI
Nei guai la Croce Ambrosiana: ora rischia di chiudere. E i vertici se ne disinteressano
Ortomercato, ambulanza in rosso
Nessuno paga i servizi ai volontari
di Enrico Fovanna
e Mario Consani
MILANO — «La nostra associazione di volontariato
rischia ormai di chiudere. Il mancato pagamento di circa 90 mila mila
euro, dovutoci e concordato per il nostro lavoro dentro l’Ortomercato,
ci ha messo in ginocchio». E’ nei guai la croce Ambrosiana, una delle
più benemerite onlus milanesi, spesso attiva in rapporti di sinergia
con il Comune e le istituzioni e da sempre estranea a tutti gli
scandali che hanno coinvolto la sanità.
«Tutto è cominciato l’anno scorso - spiega il
presidente, Alfredo Balestrini, 44 anni - quando a gennaio abbiamo
preso servizio dentro la struttura della Sogemi, subentrando alla Croce
Bianca di via Alba (che a sua volta avanza ancora 20 mila euro dal
2003), come responsabili dell’assistenza sanitaria, con un’ambulanza e
personale specializzato. Il contratto, secondo gli accordi, venne
stipulato con una società, la Templeco srl., che ci pagò regolarmente
fino a maggio. Poi, per i mesi di giugno, luglio e agosto, non ci
vennero corrisposti i 46.800 euro fatturati».
A quel punto la Croce Ambrosiana non interruppe
comunque il servizio, ma chiese invano conto delle proprie spettanze. A
settembre intervenne però un fatto nuovo: la Templeco, formalmente,
cedette l’affittanza d’azienda a un’altra società, la Cardea S.p.A., di
cui un alto membro della Templeco deteneva una quota.
«La Cardea - spiega Balestrini - disse subito che
non poteva rispondere di quanto aveva promesso la società che l’aveva
preceduta, ma che avrebbe corrisposto per i mesi a venire la cifra
pattuita. E così avvenne fino a dicembre. Poi di nuovo lo stop».
Nella pratica, a gennaio di quest’anno, il
contratto era scaduto, ma Cardea, attraverso un carteggio, chiedeva la
continuazione del servizio, in attesa di rinegoziarne le condizioni con
Sogemi, e di riflesso con la stessa Croce. Così la Croce Ambrosiana ha
continuato a lavorare gratis e senza contratto, fatturando la stessa
cifra mensile, e a garantire la copertura sanitaria dentro la struttura
della Sogemi.
Il 17 marzo però il presidente della Croce
Ambrosiana si è recato dai vertici della Sogemi, per avere un
chiarimento. Pronta la replica: «La questione non compete noi, dovete
rivolgervi alla Cardea». Forse indispettiti dal by-pass, il tentativo
di relazione diretta stabilito dalla Croce con la Sogemi, «Cardea ci ha
scritto, revocandoci il servizio e chiedendo la restituzione delle
chiavi».
L’associazione di volontariato, che ora versa in
gravi difficoltà con le banche, ha affidato la pratica agli avvocati
Domenico Chindamo e Felice Besostri, «anche per chiarire i rapporti tra
i dirigenti della Templeco e quelli della Cardea, di cui possediamo
documentazione». Ma quali sono oggi le condizioni di sicurezza per i
lavoratori all’interno dell’Ortomercato? E il Comune, proprietario
della Sogemi, che posizione prenderà in materia?
Proprio oggi i 500 lavoratori dell'Ortomercato
organizzano infatti un presidio-manifestazione davanti all’ingresso
merci dalle 10 e alle 12. La protesta - spiega la Filcams Cgil Milano -
è dovuta «alla presenza sempre più pesante, di lavoratori in nero o
comunque irregolari». La Filcams Cgil ed i lavoratori hanno proposto
«più volte un confronto a SoGeMi, senza purtroppo ottenere alcun
risultato, mentre la situazione degenera giorno per giorno».
Le stesse condizioni di lavoro, secondo il
sindacato «si presentano estremamente precarie anche dal punto di vista
della sicurezza sul lavoro, con ripetuti e gravi infortuni sul lavoro,
mentre le condizioni di salubrità e di igiene delle merci contrattate
in questa situazione non possono che essere compromesse».
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